Daccapo, ma per davvero

Ho passato gli ultimi due giorni a San Marco di Castellabate alla scuola di formazione politica di Rifare l’Italia e Left Wing, tema portante delle tre sessioni e della tavola rotonda che si sono susseguiti durante questa due giorni di dibattiti e incontri è stato il mezzogiorno d’Italia.

Nonostante la tematica interessante mi ha dato molto da pensare una domanda fatta da Alberto Gambescia ieri pomeriggio durante la tavola rotonda. Gambescia parlava della scuola per gli amministratori locali, la quale, soprattutto in Campania, stenta a partire e allora si chiedeva: “Cosa si può fare per sopperire a questa mancanza? Chi o cosa può formare i nuovi amministratori locali?”

Ebbene, io una risposta me la sono data: i circoli.

Esattamente, proprio a questo dovrebbero servire i circoli, a formare le future classi dirigenti, attraverso attività, convegni, dibattiti, discussioni, anche solo ascoltando il vecchio compagno che ha fatto il consigliere comunale col PCI si apprendono nozioni, modi di fare, valori, che altrimenti non sarebbero così facili da carpire, così come seguire i lavori dei consiglieri comunali in carica può aiutare a capire meglio tutta la macchina amministrativa fatta di burocrazia e politica in egual misura. Insomma, io credo che fare vita attiva all’interno di un circolo sia importante e necessario ai fini della formazione perché ci si scontra col quotidiano e lo si risolve.

Così almeno sarebbe possibile in una realtà diversa da quella attuale. La personalizzazione della politica e la degenerazione del leaderismo fino alla creazione delle componenti (o correnti, che dir si voglia) ha portato al mutamento dei circoli da luoghi di formazione e crescita politica a votifici, utili solo per le prossime primarie, per le prossime regionali, comunali o qualsiasi altra votazione, la quale sempre più spesso diventa un regolamento di conti tra questa o quell’altra componente a chi prende più voti per mettere una bandiera da una parte piuttosto che da un’altra. Ovviamente se il clima che si vive all’interno dei circoli è quello che ho appena detto allora sembra plausibile che i momenti di formazione sono venuti a mancare sempre più, lasciando spazio solo alla preparazione del momento del voto. Ci sono sicuramente delle eccezioni a quanto ho appena scritto, ci sono sicuramente dei circoli virtuosi all’interno dei quali la discussione politica è viva e forte, all’interno dei quali la dirigenza vive il circolo come momento di aggregazione, è quello che stiamo cercando di fare a Scafati, nonostante ognuno di noi venga da una storia diversa credo la migliore cosa sia mettere da parte i precedenti e ricominciare insieme.

C’è bisogno che nei circoli si torni a vivere la politica ogni giorno, si torni a discutere, sempre, dalla guerra sulla striscia di Gaza fino al tombino rubato nel vicolo a fianco al nostro. Il confronto, la discussione, lo sviluppo dei temi farà si che le classi dirigenti e gli amministratori futuri vengano su già formati e allora non ci sarà più bisogno di scuole apposite, di sovrastrutture inutili. La politica la si fa all’interno dei circoli e bisogna partire dai circoli per costruire la politica migliore di cui questa Italia ha bisogno.

2014-10-12 19.54.26-1

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