L’amaro e il riscatto

Ieri ho fatto una passeggiata per le strade di Scafati insieme ad Adolfo Pappalardo. E mentre lui ha partorito u bellissimo articolo, uscito oggi su Il Mattino, a me è rimasto un po’ di amaro in bocca. Perchè mentre ne parlavo con lui mi rendevo conto di cosa è stata la nostra città, di quanto potenziale ancora ha e di quello che in realtà è.

Sono lontani i tempi del riscatto e dell’appartenenza, e mi rendo conto che a tramandarli sono rimasti ormai in pochi. Le classi politiche che si sono avvicendate negli anni hanno sotterrato la bellezza sotto colate di cemento o sotto l’indifferenza. Voltandosi dall’altra parte hanno creato dei veri e propri muri invisibili che si sono rivelati ghetti nella realtà e nell’accettazione comune. Ci hanno portato via la bellezza di poter trascorrere una serata a passeggio per i vicoli del centro storico, possibilità oramai relegata a qualche sparuta occasione in particolari eventi. Ci hanno portato via la possibilità di vivere la nostra villa comunale, il polmone vivente di Scafati. Ci hanno tolto l’orgoglio di essere Scafatesi, perchè oramai sui giornali si legge il nome della nostra città solamente legata a fatti di camorra e malaffare. Ci hanno chiuso l’ospedale, ci hanno abbattuto un palazzetto dello sport per lasciarci un cratere vuoto, ci fanno ammalare respirando l’aria inquinata da un fiume/fogna e da una discarica a cielo aperto, ci hanno tolto qualsiasi dignità, costringendoci a camminare in centimetri di fango ogni volta che piove per dieci minuti consecutivi.

Io però un po’ di bellezza la vedo. La vedo negli occhi dei ragazzi che una domenica sera organizzano una  raccolta fondi per una casa di accoglienza. La vedo negli occhi del parroco che organizza la casa di accoglienza contando solamente sui propri mezzi e sul buon cuore delle persone. La vedo negli occhi del commerciante che nonostante tutto resta aperto, col suo negozio, in piazza “Perchè è lì che è sempre stato”. La vedo in tutti quelli, che giorno dopo giorno descrivono e vogliono far conoscere il riscatto di una Scafati che non è solo malavita, malapolitica o, come dice un vecchio detto “malacqua e malagente”. E se la vedo io, sono convinto che qualcun’altro la vedrà e ne sarà infettato. Dobbiamo essere i ripetitori di questa bellezza, essere specchi per questa luce e diffondere ottimismo. Non per noi. Ma per Scafati.

Alex

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