Lettera di un iscritto al Partito Democratico

Non si può dire al proprio compagno di Partito, durante un’assemblea nazionale in diretta streaming, che ha la faccia come il culo. Non si può stappare la bottiglia e festeggiare dopo la sconfitta della compagine governativa, del tuo stesso Partito, al referendum costituzionale. Non si può sventolare una mortadella in aula dopo la caduta di un governo. Non si può urlare in faccia parole a caso ad una persona che sta cercando di parlare con te in maniera pacata. Non si può imbarbarire il dialogo politico, interno ed esterno, e poi pretendere che la gente ci segua. In nome di cosa? Per conto di chi?

Molti iscritti segnalano ormai da tempo uno scollamento del Partito Democratico dal tessuto sociale, siamo diventati un partito di Elite, che parla ad una Elite, la borghesia medio-alta e l’imprenditoria. Siamo poco considerati dalla gente comune, poco percepiti dalla cittadinanza, poco presenti sui problemi essenziali delle persone, perché la gente vuole risposte e noi non siamo più capaci di darle, ci avvitiamo su assemblee che sembrano congressi che sembrano elezioni perdendo di vista l’obiettivo finale, l’obiettivo comune. Se non la smettiamo di litigare tra di noi e cominciamo a vedere cosa abbiamo in comune consegneremo il governo delle nostre città, delle nostre regioni e dell’Italia intera in mano ai populisti e alle destre, eppure i campanelli d’allarme ci sono stati, ma continuiamo a guardare dentro noi stessi, senza accorgerci che il nostro vicino di casa vive una situazione di disagio perché non riesce a far quadrare il bilancio familiare.

Parlare con le persone, stare tra la gente, ascoltare i cittadini, questa è la mission che dovrebbe darsi il Partito Democratico da qui alle prossime elezioni. Perché dovremmo essere un partito popolare che dovrebbe rispondere con rabbia alle ingiustizie sociali ed alle ineguaglianze e non al compagno che magari non è d’accordo con noi su una determinata tematica. Se ho imparato qualcosa dalla politica è che questa assume il suo significato più grande quando riesce a dare delle risposte ai bisogni della collettività ed è per questo che ho accolto con entusiasmo l’idea del segretario Renzi di ritornare nelle piazze e di cominciare a compulsare la cittadinanza, per tornare ad essere forti e presenti nella società, come un vero partito dovrebbe fare. Barra dritta quindi e andiamo avanti, lasciamo da parte tutte le velleità congressuali e creiamo il Partito Democratico che vogliamo, il nostro Partito.

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