Partito Democratico

Io voglio dividermi

Io voglio dividermi.
Io voglio dividermi da chi fa discorsi basati solo sull’io.
Io voglio dividermi dalle tifoserie.
Io voglio dividermi da chi urla “Fuori, fuori, fuori”.
Io voglio dividermi da chi ti dice che hai la faccia come il culo.
Io voglio dividermi dai capibastone.
Io voglio dividermi dai pacchetti di tessere.
Io voglio dividermi da chi non sente la responsabilità di essere dirigente di un partito.
Io voglio dividermi da chi non crede alla dialettica interna.
Io voglio dividermi da chi minaccia la scissione.
Io voglio dividermi da chi non rispetta le regole che ci siamo dati.
Io voglio dividermi da chi fa discorsi di corrente anche all’interno della giovanile.
Io voglio dividermi dall’immobilismo e dall’inconsistenza.
Io voglio dividermi, ma all’interno di un partito.

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Legalizziamo, oggi!

Nonostante sia vero che in Italia si apre il dibattito politico solo quando succede una tragedia è pur vero che mai come ora dobbiamo fermarci e pensare un attimo a cosa sta accadendo nel nostro paese. Un paese in cui si sceglie di morire a 16 anni gettandosi dalla finestra, perché ci si rende conto di non riuscire, forse, a sopportare il marchio dell’ignominia.

Aveva 16 anni ed era stato fermato dalla Guardia di Finanza a scuola con dieci grammi di Hashish. Gli perquisiscono anche casa, ma non trovano niente. E’ questo il momento, mentre gli agenti parlano con i genitori, nel momento di umiliazione più grande, che il ragazzo decide di aprire la finestra e di lanciarsi.

Non smetterò mai di dirlo che abbiamo perso contatto con i bisogni delle persone. Perché se non riusciamo a percepire l’urlo disperato di aiuto di un sedicenne che decide di suicidarsi, allora abbiamo fallito, come classe politica, come partito e come persone. Bisogna capire una volta e per tutte che con la politica repressiva ed il proibizionismo non abbiamo risolto niente, ed oltre a piangere i nostri morti finanziamo la malavita organizzata. Non si tratta di sfruttare la morte di un ragazzo per fare propaganda, è un semplice ragionamento su quanto è accaduto e come evitare che tutto questo accada di nuovo. Poiché sono sempre convinto che la Politica debba proporre soluzioni, invece di spremere le meningi su assemblee, congressi e scissioni, credo che il Partito Democratico debba farsi promotore di un’accelerazione sulla legalizzazione delle droghe leggere e deve farlo il più presto possibile.

Per questo il mio invito va a tutti i giovani del Partito Democratico, dei Giovani Democratici e di tutti i movimenti di sinistra, parliamone sempre più, facciamone una battaglia generazionale perché riguarda soprattutto la nostra generazione. Legalizziamo, oggi!

Lettera di un iscritto al Partito Democratico

Non si può dire al proprio compagno di Partito, durante un’assemblea nazionale in diretta streaming, che ha la faccia come il culo. Non si può stappare la bottiglia e festeggiare dopo la sconfitta della compagine governativa, del tuo stesso Partito, al referendum costituzionale. Non si può sventolare una mortadella in aula dopo la caduta di un governo. Non si può urlare in faccia parole a caso ad una persona che sta cercando di parlare con te in maniera pacata. Non si può imbarbarire il dialogo politico, interno ed esterno, e poi pretendere che la gente ci segua. In nome di cosa? Per conto di chi?

Molti iscritti segnalano ormai da tempo uno scollamento del Partito Democratico dal tessuto sociale, siamo diventati un partito di Elite, che parla ad una Elite, la borghesia medio-alta e l’imprenditoria. Siamo poco considerati dalla gente comune, poco percepiti dalla cittadinanza, poco presenti sui problemi essenziali delle persone, perché la gente vuole risposte e noi non siamo più capaci di darle, ci avvitiamo su assemblee che sembrano congressi che sembrano elezioni perdendo di vista l’obiettivo finale, l’obiettivo comune. Se non la smettiamo di litigare tra di noi e cominciamo a vedere cosa abbiamo in comune consegneremo il governo delle nostre città, delle nostre regioni e dell’Italia intera in mano ai populisti e alle destre, eppure i campanelli d’allarme ci sono stati, ma continuiamo a guardare dentro noi stessi, senza accorgerci che il nostro vicino di casa vive una situazione di disagio perché non riesce a far quadrare il bilancio familiare.

Parlare con le persone, stare tra la gente, ascoltare i cittadini, questa è la mission che dovrebbe darsi il Partito Democratico da qui alle prossime elezioni. Perché dovremmo essere un partito popolare che dovrebbe rispondere con rabbia alle ingiustizie sociali ed alle ineguaglianze e non al compagno che magari non è d’accordo con noi su una determinata tematica. Se ho imparato qualcosa dalla politica è che questa assume il suo significato più grande quando riesce a dare delle risposte ai bisogni della collettività ed è per questo che ho accolto con entusiasmo l’idea del segretario Renzi di ritornare nelle piazze e di cominciare a compulsare la cittadinanza, per tornare ad essere forti e presenti nella società, come un vero partito dovrebbe fare. Barra dritta quindi e andiamo avanti, lasciamo da parte tutte le velleità congressuali e creiamo il Partito Democratico che vogliamo, il nostro Partito.

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Le mani nella merda

Alla fine ci ritroviamo sempre qui, a parlare degli errori degli altri. Stavolta però non mi lascerò trascinare dalla dialettica politica del “siamo migliori di loro”. Vorrei semplicemente portare avanti una riflessione che mi è balzata alla mente nella giornata di oggi, dopo aver visto il polverone causato dall’arresto di Raffaele Marra, braccio destro di Virginia Raggi, Sindaco di Roma (al maschile, perché il termine Sindaca lo ritengo offensivo).

Durante la mia esperienza con Primavera Non Bussa, qui a Scafati, ricordo bene un intervento di Alberto Pesce durante una delle nostre tante riunioni. Era il periodo antecedente alle primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato Sindaco di Scafati e stavamo cominciando a scoprire, nostro malgrado, quanto malsano e infetto fosse il clima politico scafatese. Il Dottore Pesce allora disse una frase: “Dovete riuscire ad entrare nella merda fino al collo e cercare di uscirne quanto più puliti possibile”. Solo partendo da questa considerazione della politica si può comprendere il peccato originale del Movimento 5 Stelle. Quando ci si batte il petto, al grido di “Onestà”, atteggiandosi ai puri della situazione, quando non si conosce appieno quello che ci vuole per muovere la macchina amministrativa di una città come Roma (ma potrebbe essere anche Milano, Napoli, Rovigo, Savona o Scafati), quando non c’è conoscenza di quello che può avvenire all’interno di un comune, allora si arriva a questo tipo di incoerenza. Perchè fondamentalmente, lo scalpore creato dall’arresto di Marra non è stato tanto l’arresto in se, ma il fatto che avvenisse a Roma, un comune governato dagli stessi che hanno seppellito Marino (con la complicità di qualcuno del PD) di insulti e nefandezze, e dopo che la Raggi lo aveva difeso così strenuamente. Quindi il Sindaco non può essere accusato di aver agito in malafede, tuttalpiù di essersi fidata della persona sbagliata. Ma qui non stiamo parlando di vita personale, qui si tratta di amministrare la capitale e affidarsi a persone sbagliate, nonostante gli allarmi fossero scattati dal primo momento, denota incompetenza. Un’incompetenza tale che in un rigore di onestà intellettuale avrebbe spinto il Sindaco a dimettersi e terminare questa pantomima. Anche perchè dovere sottolineare ogni volta l’errore o la virgola fuori posto sta diventando stucchevole.

Per finire, in un’italia in cui la partitocrazia è allo sbando stiamo forse cominciando a renderci conto che anche l’idea del partito-non-partito è sbagliata e potrebbe portare a conseguenze nefaste, fino alla scomparsa definitiva dei corpi intermedi. Per cui bisognerebbe provare a riformulare la forma-partito, perchè i corpi intermedi sono necessari e laddove funzionano sono anche efficaci. Bisognerebbe solo trovare il modo di non farli sembrare più come un qualcosa di lontano e diverso, renderli più accessibili, maggiormente fruibili, insomma, più aperti. Ma questo lo si può fare solo cominciando una riflessione seria e sentita, dentro e fuori ai partiti. Altrimenti, resteranno solo vuote parole scritte su una pagina di qualche blog o di qualche libro.

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Se vince il NO

Giusto qualche considerazione, così, a caldo, con una tisana rilassante al mio fianco, la diretta di Mentana in tv e tutto il fronte popolare del NO che festeggia questa grande vittoria della democrazia e del cambiamento gattopardiano.

  1. Tutto sommato sembra che l’Italia sia un paese conservatore.
  2. Bisognerebbe togliersi tanto di cappello davanti al discorso di Matteo Renzi che annuncia le dimissioni da Palazzo Chigi, evitando accanimenti terapeutici sul morto.
  3. “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. (Winston Churchill)
  4. Ringrazio quei quattro idioti in una panda nera che sono passati fuori la sede del Partito, mentre i nostri ragazzi erano in giro per Scafati a raccogliere dati nei seggi, hanno urlato “Lo avete preso nel c**o!”, siete lo specchio del nuovo che avanza.
  5. E la democrazia è questa cosa qui, non un’altra ideale e ha rotto i coglioni.
  6. Spero tanto che nella nostra città si possa finalmente smettere di parlare di referendum e cominciare a parlare di un Sindaco dimissionario e su cui pende la spada di Damocle dell’arresto.

Per tutto il resto, ringrazio chi oggi ha dato una mano ed ha sacrificato una domenica intera solo perchè crede in un ideale. Spero tanto che adesso cominci una discussione seria e concreta all’interno ed all’esterno del partito.

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Renzi, i FutureDem e la questione campana

Matteo Renzi al margine della Leopolda dichiara che a rottamarlo saranno i FutureDem, apriti cielo. Si sono sprecati i commenti su Facebook, e su internet in generale, sul fatto che il segretario del Partito Democratico abbia completamente snobbato la giovanile del partito per fare pubblicità all’associazione formata da suoi adepti. In realtà, io credo proprio che Renzi abbia ragione e, soprattutto, che abbia coscienza di quanto accade nei Giovani Democratici molto più di quanto pensassimo.

Prendo ad esempio quello che sta succedendo in Campania. Nella nostra regione i FutureDem, tranne che in determinate realtà, hanno una proposta politica pari a zero. Il lavoro, anzi, viene svolto soprattutto da giovani militanti a cui poco importa il correntismo e che si legittimano sui propri territori facendo proposta, creando dibattito, insomma, facendo politica. Il problema è che questi giovani volenterosi vengono calpestati sistematicamente dalla rappresentanza FutureDem perché spinta da qualche nome altisonante. A prova di ciò, negli ultimi tempi proprio la vicinanza dei FutureDem campani a qualche capobastone del partito li porta a giocare sul piano dei vari congressi provinciali e regionali al “Tutto a me”, avanzando la pretesa di governare segreteria regionale e segreterie provinciali in solitaria, senza riconoscere contropartite a chi magari nei Giovani Democratici ci lavora da un po’ ed è anche un minimo riconosciuto. A questo si aggiunge il gioco di sponda di alcuni rappresentanti dei giovani democratici nazionali e locali, i quali, mossi più dall’ambizione personale che dalla costruzione di un progetto, magari ricoprono incarichi solo grazie ad accordi di spartizione tra correnti e malgrado quella corrente non esista più, occupano ancora quell’incarico senza un reale apporto all’organizzazione giovanile e senza riuscire a mantenere il circolo aperto nella propria città natale. Persone del genere però sono capaci di accreditarsi ai tavoli di discussione sui prossimi congressi svendendo il lavoro di chi, giorno dopo giorno, perdendoci tempo e salute, lavora per questa organizzazione perché crede in un progetto.

E allora qual è la prosecuzione naturale di questa storia? Chi ha lavorato seriamente va via. Esce dall’organizzazione perché tanto è già legittimato nella propria città e non ha bisogno del simbolo arancione per fare politica. Resta all’interno solo chi è capace di tirare dal proprio sacco il nome di qualche onorevole spendibile per un posizionamento personale. E allora ecco che i FutureDem in breve fagociteranno i Giovani Democratici e resteranno da soli a rottamare Renzi nel partito.
Ecco perché, secondo me, il segretario nazionale del Partito Democratico ha ragione.
Ecco perché dimostra di conoscere bene le dinamiche all’interno della giovanile.
Ecco perché, Insomma, i FutureDem rottameranno i Giovani Democratici.

Sono sicuro che era proprio questo che avevano in mente, nel 2006, i ragazzi che hanno fondato i Giovani Democratici.

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Bassolino: una crepa nel muro del renzismo.

Stamattina su Repubblica ho avuto modo di leggere una serie di interviste fatte agli under 30 in merito alle elezioni amministrative di Napoli. Non è stato bello per me leggere le risposte dei miei coetani. Risposte che sanno di sfiducia sia verso la politica , sia verso gli attori che sono in questo momento parte centrale del dibattito napoletano: De Magistris, Lettieri, e Bassolino. Tutti e tre, in maniera diversa l’uno dall’altro, rappresentano un fallimento del modo di fare politica a Napoli. De Magistris ha rappresentato una svolta, un cambio di passo della città che non è mai avvenuto. Lettieri il fallimento politico di chi riesce a perdere le elezioni in un’importante capoluogo nonostante il proprio partito governi provincia regione e stato centrale. Bassolino invece non rappresenta un fallimento in sè, ma quello di una classe dirigente del Partito Democratico napoletano, incapace di esprimere in cinque anni un nome autorevole, preparato e spendibile per la candidatura a sindaco di Napoli. Per questo fa paura, per questo ai renziani napoletani tremano i polsi al solo sentire il nome di Antonio Bassolino. Perché con la sua candidatura a sindaco Bassolino è diventato il simbolo del fallimento del renzismo a Napoli. Renzismo, che tra l’altro, non è mai servito così tanto quando il candidato di turno si è dovuto scontrare col voto a livello comunale, basti pensare che le città in cui il Partito Democratico è maggiormente rappresentato e apprezzato dai cittadini non sono governate da sindaci propriamente renziani.
Un fallimento insomma, che dovrebbe riportare qualche dirigente napoletano sulla terra, perché è ormai chiaro che in questi cinque anni si è pensato a tutto tranne che alla cosa più importante: fare politica.