Dalla nostra parte

Quando tutto sembra stia andando per il verso sbagliato e che quello per cui hai sempre lottato non abbia più senso, ecco che la tua città ti porge la mano.

Ieri sera, in piazza Vittorio Veneto era previsto un collegamento della trasmissione di Rete4 “Dalla vostra parte” condotta da Maurizio Belpietro, tema della serata: immigrazione e sicurezza. Conoscendo la trasmissione e conoscendo i personaggi che sarebbero intervenuti in collegamento da Scafati avevamo già capito la piega razzista che avrebbe avuto, facendo uscire un’immagine della città non veritiera e indegna del suo effettivo valore. Insomma, Scafati, città medaglia d’oro per la resistenza, non poteva fare la figura di una città razzista a livello nazionale. Per questo motivo attraverso il passaparola ed il tam-tam sui social ci siamo mobilitati, anche fisicamente durante la trasmissione, per prendere parola e sbugiardare il quadro deprimente che era stato creato ad hoc dal giornalista del programma.

In definitiva il povero Maurizio Belpietro si è ritrovato una situazione ben diversa da quella che sperava, perchè a Scafati un “problema immigrazione” non esiste e le comunità dei migranti sono per la maggior parte integrate nel tessuto urbano. Esiste un problema sicurezza, legato al fatto che la città non è vissuta nelle ore serali e alla poca incidenza delle forze dell’ordine sul territorio. Ma soprattutto esiste una Scafati anti-razzista, che ieri ha dimostrato di avere un cuore e di essere capace di non cedere alla guerra tra poveri che qualcuno sta cercando di creare bombardandoci ogni giorno in televisione e sui social, una Scafati che accoglie e aiuta chi è meno fortunato e di questo ne ha parlato, molto meglio di me, Don Peppino De Luca parroco della Chiesa di San Francesco in un post  che è stato tra i più condivisi su Facebook. E insieme a lui si sono mobilitate tantissime altre persone, sui social e non, perchè fortunatamente un po’ di orgoglio scafatese ancora c’è e ieri sera si è rinvigorito anche il mio, perchè ho visto che una speranza ancora esiste, che Scafati ancora resiste.

PS: Aspettiamo i ringraziamenti di Belpietro, visto che se non ci fossimo stati noi ieri sera in collegamento dalla piazza ci sarebbero stati quattro gatti.

15391218_698144163684423_3487476216787050137_n

Annunci

Se vince il NO

Giusto qualche considerazione, così, a caldo, con una tisana rilassante al mio fianco, la diretta di Mentana in tv e tutto il fronte popolare del NO che festeggia questa grande vittoria della democrazia e del cambiamento gattopardiano.

  1. Tutto sommato sembra che l’Italia sia un paese conservatore.
  2. Bisognerebbe togliersi tanto di cappello davanti al discorso di Matteo Renzi che annuncia le dimissioni da Palazzo Chigi, evitando accanimenti terapeutici sul morto.
  3. “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. (Winston Churchill)
  4. Ringrazio quei quattro idioti in una panda nera che sono passati fuori la sede del Partito, mentre i nostri ragazzi erano in giro per Scafati a raccogliere dati nei seggi, hanno urlato “Lo avete preso nel c**o!”, siete lo specchio del nuovo che avanza.
  5. E la democrazia è questa cosa qui, non un’altra ideale e ha rotto i coglioni.
  6. Spero tanto che nella nostra città si possa finalmente smettere di parlare di referendum e cominciare a parlare di un Sindaco dimissionario e su cui pende la spada di Damocle dell’arresto.

Per tutto il resto, ringrazio chi oggi ha dato una mano ed ha sacrificato una domenica intera solo perchè crede in un ideale. Spero tanto che adesso cominci una discussione seria e concreta all’interno ed all’esterno del partito.

20161203_183710
.

Non è come sembra

Eppure ci deve essere una motivazione, una scusante. Come quando nei film la moglie trova il marito a letto con un’altra e lui con faccia colpevole la guarda e fa: “Amore, non è come sembra!”.

Prepariamoci, perchè a breve ci dirà a cosa serve quel cartellone pubblicitario in piazzale Aldo Moro, lì dove una volta c’era un albero, e sono sicuro che per lui sarà sicuramente una motivazione valida, una scusa convincente, ma noi l’avremo colto ancora una volta con le mani nella marmellata e alle orecchie di tutti suonerà sempre allo stesso modo: “Amore, non è come sembra!”; e la vita continuerà ad andare avanti nella ridente città di Scafati. Il problema è che anche la moglie più innamorata all’ennesima scappatella del marito si scoccia e lo manda a quel paese, con la ormai abusata scena di lei che gli lancia i panni dalla finestra. Quando sarà la buona volta?

L’ospedale chiuso: “Amore, non è come sembra!”;
Il fiume Sarno inquinato: “Amore, non è come sembra!”;
L’emergenza sicurezza: “Amore, non è come sembra!”;
La commissione d’accesso al comune: “Amore, non è come sembra!”;
La discarica in piena città: “Amore, non è come sembra!”;

Quanto siamo innamorati per poter sopportare ancora le scuse di questo marito fedifrago, che perde il pelo ma non il vizio? Quando apriremo gli occhi e ci renderemo conto che è arrivato il momento di porre fine a questa relazione tra la nostra città ed il nostro Sindaco? Quanto ancora dovremmo sopportare quella faccia angelica, quello sguardo colpevole e quel “Non è come sembra!”?

Eppure. Spero tanto che stavolta ci sia una motivazione migliore, che almeno per una volta riesca a convincermi, che è in buona fede, che almeno stavolta non è come sembra.

Un innamorato stupido.

20161122_153655

L’amaro e il riscatto

Ieri ho fatto una passeggiata per le strade di Scafati insieme ad Adolfo Pappalardo. E mentre lui ha partorito u bellissimo articolo, uscito oggi su Il Mattino, a me è rimasto un po’ di amaro in bocca. Perchè mentre ne parlavo con lui mi rendevo conto di cosa è stata la nostra città, di quanto potenziale ancora ha e di quello che in realtà è.

Sono lontani i tempi del riscatto e dell’appartenenza, e mi rendo conto che a tramandarli sono rimasti ormai in pochi. Le classi politiche che si sono avvicendate negli anni hanno sotterrato la bellezza sotto colate di cemento o sotto l’indifferenza. Voltandosi dall’altra parte hanno creato dei veri e propri muri invisibili che si sono rivelati ghetti nella realtà e nell’accettazione comune. Ci hanno portato via la bellezza di poter trascorrere una serata a passeggio per i vicoli del centro storico, possibilità oramai relegata a qualche sparuta occasione in particolari eventi. Ci hanno portato via la possibilità di vivere la nostra villa comunale, il polmone vivente di Scafati. Ci hanno tolto l’orgoglio di essere Scafatesi, perchè oramai sui giornali si legge il nome della nostra città solamente legata a fatti di camorra e malaffare. Ci hanno chiuso l’ospedale, ci hanno abbattuto un palazzetto dello sport per lasciarci un cratere vuoto, ci fanno ammalare respirando l’aria inquinata da un fiume/fogna e da una discarica a cielo aperto, ci hanno tolto qualsiasi dignità, costringendoci a camminare in centimetri di fango ogni volta che piove per dieci minuti consecutivi.

Io però un po’ di bellezza la vedo. La vedo negli occhi dei ragazzi che una domenica sera organizzano una  raccolta fondi per una casa di accoglienza. La vedo negli occhi del parroco che organizza la casa di accoglienza contando solamente sui propri mezzi e sul buon cuore delle persone. La vedo negli occhi del commerciante che nonostante tutto resta aperto, col suo negozio, in piazza “Perchè è lì che è sempre stato”. La vedo in tutti quelli, che giorno dopo giorno descrivono e vogliono far conoscere il riscatto di una Scafati che non è solo malavita, malapolitica o, come dice un vecchio detto “malacqua e malagente”. E se la vedo io, sono convinto che qualcun’altro la vedrà e ne sarà infettato. Dobbiamo essere i ripetitori di questa bellezza, essere specchi per questa luce e diffondere ottimismo. Non per noi. Ma per Scafati.

Alex

Immagine.png

Renzi, i FutureDem e la questione campana

Matteo Renzi al margine della Leopolda dichiara che a rottamarlo saranno i FutureDem, apriti cielo. Si sono sprecati i commenti su Facebook, e su internet in generale, sul fatto che il segretario del Partito Democratico abbia completamente snobbato la giovanile del partito per fare pubblicità all’associazione formata da suoi adepti. In realtà, io credo proprio che Renzi abbia ragione e, soprattutto, che abbia coscienza di quanto accade nei Giovani Democratici molto più di quanto pensassimo.

Prendo ad esempio quello che sta succedendo in Campania. Nella nostra regione i FutureDem, tranne che in determinate realtà, hanno una proposta politica pari a zero. Il lavoro, anzi, viene svolto soprattutto da giovani militanti a cui poco importa il correntismo e che si legittimano sui propri territori facendo proposta, creando dibattito, insomma, facendo politica. Il problema è che questi giovani volenterosi vengono calpestati sistematicamente dalla rappresentanza FutureDem perché spinta da qualche nome altisonante. A prova di ciò, negli ultimi tempi proprio la vicinanza dei FutureDem campani a qualche capobastone del partito li porta a giocare sul piano dei vari congressi provinciali e regionali al “Tutto a me”, avanzando la pretesa di governare segreteria regionale e segreterie provinciali in solitaria, senza riconoscere contropartite a chi magari nei Giovani Democratici ci lavora da un po’ ed è anche un minimo riconosciuto. A questo si aggiunge il gioco di sponda di alcuni rappresentanti dei giovani democratici nazionali e locali, i quali, mossi più dall’ambizione personale che dalla costruzione di un progetto, magari ricoprono incarichi solo grazie ad accordi di spartizione tra correnti e malgrado quella corrente non esista più, occupano ancora quell’incarico senza un reale apporto all’organizzazione giovanile e senza riuscire a mantenere il circolo aperto nella propria città natale. Persone del genere però sono capaci di accreditarsi ai tavoli di discussione sui prossimi congressi svendendo il lavoro di chi, giorno dopo giorno, perdendoci tempo e salute, lavora per questa organizzazione perché crede in un progetto.

E allora qual è la prosecuzione naturale di questa storia? Chi ha lavorato seriamente va via. Esce dall’organizzazione perché tanto è già legittimato nella propria città e non ha bisogno del simbolo arancione per fare politica. Resta all’interno solo chi è capace di tirare dal proprio sacco il nome di qualche onorevole spendibile per un posizionamento personale. E allora ecco che i FutureDem in breve fagociteranno i Giovani Democratici e resteranno da soli a rottamare Renzi nel partito.
Ecco perché, secondo me, il segretario nazionale del Partito Democratico ha ragione.
Ecco perché dimostra di conoscere bene le dinamiche all’interno della giovanile.
Ecco perché, Insomma, i FutureDem rottameranno i Giovani Democratici.

Sono sicuro che era proprio questo che avevano in mente, nel 2006, i ragazzi che hanno fondato i Giovani Democratici.

renzi-rottamare

Integrazione: una lezione americana.

 

Gli esami non finiscono mai. All’età di 58 anni ho passato le mie vacanze estive a studiare per prepararmi al “test del cittadino”. Ho finalmente deciso di chiedere la cittadinanza americana. Avrei potuto farlo tre anni fa. La regola infatti è questa: una volta che ho ottenuto la Green Card (permesso di residenza permanente), al termine di cinque anni automaticamente puoi presentare richiesta per diventare americano al 100%. Ho avuto la green card nel 2006, dunque dal 2011 sono un potenziale cittadino USA. Avevo rinviato per tante ragioni, ma fra queste non c’è il mio affetto verso l’Italia. È consentito infatti avere tutt’e due le cittadinanze, non devo rinunciare alla mia “italianità”, a cui sono profondamente legato. E del resto, una cosa che apprezzo dell’America è proprio questa: la sua società multietnica si è evoluta diventando qualcosa di molto diverso da ciò che era ancora negli anni Cinquanta o Sessanta. Oggi le varie componenti etniche sono orgogliose delle proprie origini, coltivano con passione le rispettive identità culturali e, se l’hanno dimenticata, vanno alla riscoperta del loro lingua madre. Oggi e oggi si è cinesi-americani, italo-americani, russo-americani, e quel trattino in mezzo indica un esperimento di fusione che ciascuno conduce tra due componenti della propria identità e della propria storia. […] Il superamento di questo esame significa potersi candidare al Congresso, al ruolo di governatore di uno Stato, a qualsiasi carica elettiva con l’unica eccezione del presidente (che deve essere americano dalla nascita). In Italia ci sono ragazzi filippini o cinesi nati sul nostro suolo, che parlano con l’accento romanesco o veneto, e non hanno nessuna certezza di poter diventare italiani. La “fabbrica dei cittadini” è una delle forze dell’America, le dà ancora una lunghezza di vantaggio sul resto del mondo. Quando lascia l’Italia per trasferirmi in California, nel 2000, eravamo 56 milioni. Tredici anni dopo la popolazione residente in Italia è salita a 59 milioni, secondo dati i dati Istat. Ma i cittadini italiani non sono aumentati: sono rimasti fermi a 56 milioni. Tutta la crescita demografica viene dall’immigrazione, e troppo pochi di questi immigrati ottengono (faticosamente) la cittadinanza. Nel corso dello stesso periodo i miei due figli, arrivati da adolescenti in California, hanno già aggiunto la cittadinanza americana a quella italiana. Ricordo questa differenza perché per l’economia Usa i flussi di immigrazione sono una risorsa formidabile, che dà alla crescita una marcia in più.

Questo scrive Federico Rampini in un dei suoi tanti libri. Chi mi conosce sa che non sono un fervido sostenitore degli Stati Uniti d’America. Sono consapevole, tuttavia, che “lo zio Sam” ogni tanto ci riservi degli ottimi esempi da seguire. Riconoscere in ogni nuovo cittadino, sia esso nato sul territorio o immigrato, una risorsa è indice di quanto si desideri la crescita di uno stato stesso. Per questo motivo anche a livello locale credo ci sia bisogno di cominciare a darci delle regole, considerare i nostri fratelli delle comunità migranti come dei nostri pari e a smetterla di guardarli con fastidio, considerandoli come dei parassiti. Noi del Partito Democratico di Scafati in questo senso ci siamo mossi, presentando all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 9 Dicembre scorso una proposta di mozione intitolata “Scafati città dell’integrazione e della solidarietà”. All’interno di questa mozione erano presenti una serie di proposte volte a favorire lo sviluppo del senso di comunità da parte di tutti sul territorio scafatese, tra queste:
  • La creazione di una consulta dei migranti;
  • L’ingresso di un rappresentate di questa consulta all’interno del consiglio comunale;
  • L’istituzione di un servizio di accoglienza dei migranti;
  • L’identificazione di un luogo di culto islamico;

E tanti altri strumenti volti ad aiutare chi, provenendo da realtà molto diverse dalla nostra, può restare spaesato (potete leggere il testo completo della mozione cliccando qui). Ad accogliere questa proposta abbiamo trovato il muro di gomma della maggioranza, le cui risposte si sono rivelate miopi e piene di pregiudizi. Una delle motivazioni della bocciatura, infatti, è stata: “Altrimenti Scafati diventerebbe un modello“. Un’affermazione del genere ti fa cadere le braccia e ti mostra quanto la tua città sia molto lontana dall’idea di civiltà che hanno negli Stati Uniti, come nel testo che ho citato, ma che è riconosciuta in tutto il resto di Europa. Non che voglia paragonare Scafati ad una delle maggiori potenze occidentali e neanche mi aspetto, da questa maggioranza, una visione d’insieme della vicenda di questo genere. Mi aspetterei, però, un minimo di elasticità nel ragionamento. D’altronde se si continua ad accettare che un gruppo di attivisti politici di destra affigga sulle mura di un bar ormai chiuso, sicuramente non a causa dei fenomeni migratori, dei manifesti con su scritto: “+ Presepi – Moschee”; allora riusciamo a capire quanta strada ancora abbiamo da fare prima di cominciare ad accettare, anche solo come nostro fratello, una persona che viene da lontano.

2015-12-06 12.44.03.jpg

 

Bassolino: una crepa nel muro del renzismo.

Stamattina su Repubblica ho avuto modo di leggere una serie di interviste fatte agli under 30 in merito alle elezioni amministrative di Napoli. Non è stato bello per me leggere le risposte dei miei coetani. Risposte che sanno di sfiducia sia verso la politica , sia verso gli attori che sono in questo momento parte centrale del dibattito napoletano: De Magistris, Lettieri, e Bassolino. Tutti e tre, in maniera diversa l’uno dall’altro, rappresentano un fallimento del modo di fare politica a Napoli. De Magistris ha rappresentato una svolta, un cambio di passo della città che non è mai avvenuto. Lettieri il fallimento politico di chi riesce a perdere le elezioni in un’importante capoluogo nonostante il proprio partito governi provincia regione e stato centrale. Bassolino invece non rappresenta un fallimento in sè, ma quello di una classe dirigente del Partito Democratico napoletano, incapace di esprimere in cinque anni un nome autorevole, preparato e spendibile per la candidatura a sindaco di Napoli. Per questo fa paura, per questo ai renziani napoletani tremano i polsi al solo sentire il nome di Antonio Bassolino. Perché con la sua candidatura a sindaco Bassolino è diventato il simbolo del fallimento del renzismo a Napoli. Renzismo, che tra l’altro, non è mai servito così tanto quando il candidato di turno si è dovuto scontrare col voto a livello comunale, basti pensare che le città in cui il Partito Democratico è maggiormente rappresentato e apprezzato dai cittadini non sono governate da sindaci propriamente renziani.
Un fallimento insomma, che dovrebbe riportare qualche dirigente napoletano sulla terra, perché è ormai chiaro che in questi cinque anni si è pensato a tutto tranne che alla cosa più importante: fare politica.